Malattia di Alzheimer: è tempo di cambiare la narrativa ~ ~ ~ Dott. Domenico Pratico' MD, FCPP
Il campo medico ha sempre dovuto confrontarsi con l'inevitabilità della morte, poiché la sua missione primaria è prevenire o ritardare la morte. Questo fatto crea una tensione interna che può influenzare molti aspetti della medicina, dalla diagnosi agli approcci terapeutici.
Storicamente, questa lotta contro l'inevitabilità ha trovato terreno fertile in alcune malattie umane, alcune delle quali colpiscono oggi un numero sempre crescente di individui.
Il primo esempio che mi viene in mente riguarda le malattie cardiovascolari, in particolare la malattia aterosclerotica, di cui l'infarto del miocardio è la patologia più rappresentativa.

Qualche decennio fa, questa condizione medica era considerata qualcosa che si verificava a causa di colesterolo alto o pressione alta, solo per citare due delle condizioni cliniche più frequenti. In generale, un infarto era visto come una sorta di esito fatale e inevitabile, e non come il risultato di un lungo e silezioso percorso che conduceva all'evento acuto.
A distanza di 30 anni, sappiamo che non è così. Abbiamo compreso l'importanza dello screening precoce dei fattori di rischio legati alle malattie cardiovascolari già in età adulta. Di conseguenza, oggi trattiamo il colesterolo alto e l'ipertensione arteriosa il prima possibile, decenni prima che si verifichi un evento cardiaco.
Questa conoscenza ha creato un nuovo modo di pensare e un nuovo approccio medico basato sulla nuova idea che le malattie cardiovascolari non sono inevitabili, che possiamo modificarne il decorso e cambiarne gli esiti intervenendo su questi fattori il prima possibile.
Oggi, il campo della malattia di Alzheimer si trova in una fase iniziale e di transizione simile a quella che ho appena descritto per le malattie cardiovascolari qualche decennio fa.

In origine, per gran parte della sua storia, la malattia ni Alzheimer è stata considerata come qualcosa che accade alle persone che raggiungono la vecchiaia. In altre parole, l'Alzheimer era considerato quasi una condizione inevitabile, poiché era la conseguenza fatale dell'invecchiamento.
La malattia era vista come una sorta di "destino", impossibile da diagnosticare precocemente, e l'unica cosa possibile era cercare di gestirla una volta che si manifestava clinicamente. In definitiva, la malattia di Alzheimer non è mai stata considerata il punto di arrivo di un percorso, ma semplicemente una condizione fatale e inevitabile.
Ricordo ancora quando, durante gli studi di medicina, il medico di reparto ci diceva, di fronte a una persona anziana con evidenti segni clinici di "demenza": "Non c'e da preoccuparsi, la demenza è normale quando si raggiungono gli 80 anni, il paziente è semplicemente senile!"
Paradossalmente, non faceva alcun commento di fronte a un paziente della stessa età e dello stesso sesso nella stanza accanto, che era "lucidissimo"!

Fortunatamente, oggigiorno solide prove scientifiche stanno gradualmente cambiando la visione secondo cui la malattia non è un destino ineluttabile o una condizione inevitabile della vecchiaia.
Si tratta di un cambio di paradigma ben accolto dal mondo della ricerca e in buona parte anche dalla comunità clinica e sanitaria. Purtroppo, questo non è ancora avvenuto nella cultura dominante.
Il campo di ricerca sulla malattia di Alzheimer si trova a un bivio, poiché sono emersi nuovi concetti chiave sulla patologia che devono essere divulgati, nuove conoscenze che devono essere condivise con il pubblico.
È nostra responsabilità, in quanto ricercatori, clinici e operatori sanitari, diffondere queste nuove conoscenze, ma soprattutto renderle accessibili ai pazienti e alle loro famiglie.
Dopotutto, la conoscenza è potere. Più sppiamo e più possiamo fare!
Ecco alcuni esempi di conoscenze che devono essere divulgate:
Questa condizione non è semplicemente una malattia legata all'età avanzata.
I cambiamenti patologici nel cervello iniziano nella mezza età.
Molti dei fattori che innescano e/o guidano questi cambiamenti sono modificabili.
La diagnosi precoce è possibile.

Sebbene la scienza stia progredendo rapidamente, è evidente che in molti casi la cultura è ancora indietro. A tal proposito, è ancora piuttosto comune che la maggior parte dei pazienti e delle loro famiglie continui a dare per scontato che il declino cognitivo e i problemi di memoria siano inevitabili e attribuiscano i cambiamenti della memoria al semplice fatto di "invecchiare".

È giunto il momento di un cambio di narrativa.
Dobbiamo raccontare una storia diversa su cosa sia realmente la malattia di Alzheimer, sottolineando due punti fondamentali.
La malattia di Alzheimer non è una conseguenza inevitabile dell'invecchiamento, ma un processo biologico a lungo termine che inizia decenni prima della sua manifestazione clinica.
La diagnosi precoce non significa arrendersi, ma agire, poichémolti dei cambiamenti e fattori che sono all'origine di questo processo non solo possono essere individuati, ma, nella maggior parte dei casi, modificati.
Dobbiamo condividere la conoscenza, perché la conoscenza è potere.
Più sappiamo, più possiamo fare.
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Domenico Praticò , MD, è titolare della cattedra Scott Richards North Star Charitable Foundation per la ricerca sull'Alzheimer e insegna presso l'Alzheimer Center della Temple University, oltre a essere professore di neuroscienze presso la Lewis Katz School of Medicine della Temple University .
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